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L’industria orologiera svizzera e la sfida degli smartwatch

L'industria orologiera svizzera, che resta leader mondiale, sembra non temere l'arrivo di questa nuova generazione di orologi. E decide di non cavalcare l'onda. Sbaglierà? Secondo qualcuno sì.

orologiera svizzera

Una volta furono i giapponesi
Come avevamo già scritto in un precedente post, negli anni ’70 furono i giapponesi a sferrare un durissimo colpo all’industria orologiera svizzera, immettendo sul mercato gli allora nuovi orologi al quarzo. Ora sono giganti come Samsung, Sony e Apple a rappresentare un pericolo. Sono queste le marche che, infatti, hanno iniziato la produzione di orologi collegati ad internet e per qualcuno, questi orologi, possono rappresentare un pericoloso e nuovamente fatale, concorrente per la produzione elvetica. Ma, come riportato anche da swissinfo.ch, per bocca di molti imprenditori elvetici del settore, questi prodotti sono solo complementari agli orologi tradizionali, quindi la Svizzera non ha nulla da temere. Eppure, secondo alcuni analisti, il mercato degli smartwatch nei prossimi anni potrebbe aggirarsi attorno ai 14 miliardi di franchi svizzeri. Ma anche il colosso Swatch Group sembra non volerne sapere.

Ma c’è un piccolo imprenditore che si butta sul mercato
A volte le piccolissime industrie sono quelle che riescono a muoversi con maggiore dinamismo; come se le grosse imprese avessero troppi legami culturali e storici, difficili da rimettere in discussione. Forse per questo c’è una piccola startup di Ginevra che l’anno prossimo entrerà nel mercato con quello che è destinato a diventare il primo orologio svizzero collegato a internet. La società è la Hyetis che ha grosse ambizioni: approfittare dell’immobilismo dell’industria orologiera svizzera rispetto agli smartwatch e conquistare, da sola, oltre l’1% del mercato mondiale di questi orologi. Il suo fondatore per la verità, utilizzando per altro solo tecnologia elvetica, aveva proposto il suo progetto a qualche industria svizzera, vedendoselo però rifiutato. Così ha fatto tutto da solo e si rivolgerà ad una ricca clientela internazionale.

Gli orologi svizzeri non si toccano
L’atteggiamento dell’industria orologiera svizzera sembra, ancora una volta, chiuso al nuovo che arriva da fuori. Come era successo con i giapponesi ora succede addirittura con la Apple che, sarebbe stata rifiutata proprio dalla Swatch. Molti vedono in questo un errore strategico che potrebbe essere fatale. Eppure è vero che gli orologi al quarzo dettero sì un colpo basso, ma la Svizzera seppe riprendersi con la produzione, proprio della Swatch, di orologi a bassissimo prezzo e poi con la conquista del mercato degli orologi di lusso. E non si pensi alla storia della volpe e dell’uva perché la Swatch Group avrebbe tutte le risorse tecnologiche per entrare in questo mercato. Semplicemente non ci vuole entrare, considerando quello degli smartwatch un fenomeno passeggero.

Le previsioni
Secondo alcuni studi e ricerche pare che ben un terzo dei manager e dei dirigenti di imprese orologiere svizzere sono contrari a buttarsi nel mercato degli smartwatch. Secondo alcuni anzi gli orologi meccanici svizzeri sono destinati a diventare addirittura un bene rifugio. Però sembra vero che la produzione svizzera rischi di essere troppo di nicchia. Se così è c’è chi prevede una drastica diminuzione di vendite di orologi svizzeri nel mondo nel corso dei prossimi anni: da 30 a 15 milioni. Questo potrebbe essere causato anche dal prezzo degli smartwatch che, quando diventeranno prodotti di massa, come i pc, scenderanno drasticamente. Molti industriali svizzeri restano però convinti che alcune difficoltà tecniche impediranno agli smartwatch di divenire oggetto di massa: su tutte la scarsa autonomia delle batterie di un orologio connesso.


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