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La Svizzera vota per il salario minimo

Si terrà il prossimo 18 maggio un altro referendum. Questa volta gli svizzeri sono chiamati a votare sul salario minimo, anche per porre un freno al dumping salariale, cosa di cui, spesso, sono stati accusati i lavoratori stranieri

lugano

Stipendio minimo
La questione dei salari, sia alti sia bassi, è qualcosa di cui si discute molto in Svizzera. Ancora si ricordano le polemiche sugli stipendi dei manager e la proposta di mettere un tetto massimo alla differenza tra stipendi più alti e stipendi più bassi che già si pensa ad un altro referendum. Il 18 maggio gli svizzeri dovranno decidere se introdurre, per legge, il salario minimo. Ovviamente gli industriali e gli imprenditori giudicano ciò come un’ingerenza statale all’interno di uno dei mercati più liberi che si conoscano.

Proposta dei sindacati
La proposta fatta dall’Unione Sindacale Svizzera parla di un minimo, per legge, di 22 franchi orari che vogliono dire uno stipendio mensile di 4000 franchi, da adeguarsi all’andamento dei prezzi. Si parla di salario minimo perché, al di sotto di esso, si entra nella fascia bassa di retribuzione; fascia che riguarda oltre 300000 lavoratori. Un’iniziativa dunque che vuole salvaguardare anche questi lavoratori e molti altri che si affacciano sul mercato del lavoro elvetico. Critici ovviamente gli imprenditori che vedono in questo provvedimento il rischio di uniformare eccessivamente i salari, senza tenere conto delle effettive esigenze economiche; mettendo addirittura in campo lo spauracchio che, se passa il salario minimo, alcuni lavori sarebbero destinati a scomparire. O, quanto meno, a portare una riduzione della competitività industriale a livello internazionale: un salario di 4000 franchi sarebbe, secondo gli imprenditori, causa di una aumento di tutta la filiera delle spese.

Inutili paure
Ma i sindacati non demordono, ricordando come questi argomenti siano sempre stati usati dagli imprenditori, senza effettivi riscontri reali. Nel 1998 gli stessi sindacati avevano già fatto in modo che venisse introdotto un salario minimo di 3000 franchi e questo non ha causato alcuna contrazione di impiego. Anzi in alcuni settori, come quello alberghiero, della ristorazione e della grande distribuzione, il tasso di disoccupazione è addirittura sceso. Per i sindacati si tratta inoltre di mettere un freno alla politica di salari bassi soprattutto in quei settori economici che ricorrono, in larga misura, a lavoratori stranieri. Uno stop dunque alla politica del dumping salariale.


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