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La Svizzera non sanziona la Russia e l’export ci guadagna

zurigo

Ue sanziona e la Svizzera ci guadagna
Le sanzioni imposte dalla UE alla Russia stanno creando, e creeranno ancor più in futuro, grossi problemi a molte aziende che, con la Russia, stanno facendo affari d’oro. E, se è lecito pensare che molte di queste aziende troveranno comunque degli escamotage per non perdere quanto costruito con lunghi rapporti d’affari, per molte altre le perdite si stanno già facendo. Non però per le aziende svizzere che, grazie alla decisione del governo elvetico di non imporre sanzioni alla Russia, stanno vedendo alcuni dei loro affari andare a gonfie vele. Quali aziende? Per esempio quelle del formaggio. Se pensiamo che i produttori italiani di una delle eccellenze agroalimentari italiani (il grana padano)  stanno davvero perdendo soldi per questa decisione della UE, i produttori svizzeri cominciano ad essere bombardati di richieste dalla Russia: risultato vola l’export.

La Russia fa scorta
E così, grazie alle sanzione UE e al rifiuto elvetico di applicarle c’è chi fa affari d’oro. Come la Intercheese che, se solo nel 2013 ha venduto 20 tonnellate di formaggio alla Russia, ora prevede una crescita esponenziale di export e affari. E tra i formaggi di cui la Russia sta facendo i maggiori acquisti c’è un prodotto tipicamente italiano come la mozzarella. Che invece comprerà in Svizzera.

Alcuni dati
La Svizzera esporta il formaggio (uno dei suoi simboli) anche in Russia già da un po’. Ma se nel 2013 le tonnellate totali sono state 431, si pensa che alla fine del 2014, proprio grazie alle sanzioni che la Svizzera ha rifiutato, questo numero sia destinato ad impennarsi. Ma si porrà il problema di dotarsi di mezzi e uomini per essere in grado di affrontare una domanda che potrebbe raddoppiare nel giro di poco. Che impatto occupazionale avrà, nell’industria agroalimentare svizzera, questa cosa? Forse notevole se anche lo stesso Andrey Danilenko, capo dei produttori di latte a Mosca, ha assicurato che l’import dalla Svizzera aumenterà notevolmente insieme a quello dalla Serbia.

Quanti piccoli produttori italiani, magari già territorialmente vicini alla Svizzera, cercheranno di spostare la loro attività (almeno dal punto di vista legale) in Svizzera? Fonte ticinonews.ch


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