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Canton Ticino: aziende italiane sì ma non troppo

Il Canton Ticino sembra voler accogliere le aziende italiane ma a condizioni ben precise. Un'apertura con il freno amano

canton ticino locarno

Paura della concorrenza
Sembra esserci questo alla base dell’atteggiamento contrastante che il Canton Ticino dimostra nei confronti delle aziende italiane che vorrebbero insidiarsi sul suo territorio. Del resto la Svizzera non può diventare terra di conquista a discapito dell’occupazione di casa propria. Almeno ciò traspare da alcuni elementi legati all’imprenditorialità straniera. È quanto emerso anche da un seminario che, lo scorso settembre, con il titolo “Benvenuta Impresa” si è svolto a Chiasso. Molti telegiornali hanno parlato di questo evento mettendo in luce solo alcuni aspetti del messaggio che ne è uscito. Certo il Canton Ticino vuole continuare a sottolineare i vantaggi, soprattutto fiscali, del delocalizzare lì, ma al contempo sente di dover dare un freno ai frontalieri. La musica si ripete. Del resto il Canton Ticino ha una percentuale di disoccupazione del 5%, cifra bassa rispetto a quelle a cui siamo abituati in Italia, ma più alta della media della Confederazione. Anche per questo motivo, una città come Chiasso, apre sì le sue porte alle imprese italiane ma solo se danno servizi avanzati e se affittano o meglio comprano alcuni spazi lasciati vuoti da banche in crisi.

Accoglienza ma con regole ben precise
Insomma se ci si aspetta che il Canton Ticino accolga tutti a braccia aperte ci si sbaglia. Una delle condizioni principali è che le aziende straniere non giochino al ribasso retributivo, ma anzi paghino stipendi in linea con i parametri elvetici. E questo criterio è già una scrematura perché presuppone che, ad essere accolte, siano solo imprese solide, prospere e altamente specializzate. Dunque ciò che vuole il Canton Ticino sono aziende che portano soldi e vero know how, che vogliano veramente fare dell’internazionalizzazione il loro fulcro. Non va bene se ad arrivare sono lavoratori generici, artigiani o manovali, che sono disposti a lavorare per stipendi bassi. Il comune di Chiasso ha deciso poi di dare sì agevolazioni fiscali ma esclusivamente se vengono assunti lavoratori svizzeri.

Dunque?
Dunque pare che, per ora, molti imprenditori preferiscano più che delocalizzare, creare società per commercializzare i propri prodotti. Insomma, anche sul versante imprenditoriale si sta creando lo stesso teatro che c’è nel mercato del lavoro dipendente: in Svizzera c’è opportunità per chi porta davvero un valore aggiunto, una alta specializzazione e una professionalità di cui possa trarre beneficio la Svizzera per prima.


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