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Banche svizzere e segreto bancario

Ben tre su quattro le banche che bocciano il segreto bancario. È davvero uno dei aspetti del sistema bancario elvetico che sta scricchiolando

banca svizzera

Svolta storica?
Difficile dirlo. In realtà più che bocciare il segreto bancario, tre banche su quattro hanno affermato che lo scambio automatico di informazioni sarà presto una regola internazionale. È quanto afferma sulle colonne di Ticinonline uno dei dirigenti di Ernst & Young Svizzera.

Aspettative negative
In realtà le aspettative di molte delle banche interpellate su segreto bancario e trasparenza fiscale sono tutt’altro che rosee. Pare che sia un sostanzioso 57% ad aspettarsi ricadute negative per tutto il sistema finanziario svizzero. Ma a spaventare, non sarebbe tanto il timore di incorrere in eventuali multe quanto piuttosto l’eccessivo costo che deriverebbe dalla preparazione di tutti i dati richiesti da questo nuovo standard.

Mercato comunitario
Sempre secondo la stessa ricerca e limitatamente alle nuove regole dei mercati europei la Svizzera sembrerebbe preoccupata dalle conseguenti maggiori possibilità di accedere proprio ai mercati comunitari. Forse per questo motivo oltre il 73% delle banche elvetiche vuole l’introduzione di quella che è chiamata “Legge sui servizi finanziari” che altro non sarebbe che una sorta di regolamentazione svizzera per certi aspetti equivalente allo scambio automatico di informazioni.

Alcuni numeri
Riportiamo alcuni dati così come pubblicati dal sito segnalato prima e che riguardano l’andamento del business bancario attuale. Un giudizio positivo o piuttosto positivo è stato dato da una percentuale di banche tra il 23% e il 48%; ma è in aumento la percentuale delle banche che lamentano un calo degli utili. Risultati a dire il vero quasi schizofrenici perché, a fronte di una scontentezza aumentata per il calo degli utili operativi, c’è comunque un aumento di fiducia per i prossimi mesi, riguardo lo stesso parametro. Però è raddoppiato il numero delle banche che prevede una drastica riduzione di personale.

È soprattutto il Private Banking a soffrire
Sarebbe questo il settore messo maggiormente in discussione dalla possibile crescita concorrenziale. L’accordo fiscale con gli USA fa intravedere una diminuzione nel numero di banche coinvolte nella gestione di patrimoni privati. Altro dato negativo, stando alla ricerca indicata, sarebbe quello relativo alle previsioni sulla fondamentale questione della concessione dei crediti: secondo il 59% (era il 53% solo lo scorso anno) si aspetta una riduzione degli stessi; mentre resta alto con il 64% il pensiero di chi teme un rischio bolla nel mercato immobiliare.

Insomma un mercato in evoluzione ma anche in fibrillazione che deve fare i conti con condizioni che, inevitabilmente, cambieranno. Chi ne farà le spese maggiori?


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